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Il nome “Mortella” deriva dal dialetto napoletano “mirto” e sta ad indicare il “mirto divino” una pianta che nasce abbondantemente tra le rocce vulcaniche della collina dove si sviluppa il giardino .
La storia d’amore tra Sir William Walton e Lady Susanna Walton e di come costruirono il giardino, inizia in Argentina a Buenos Aires.
Sir William Walton, prima che conobbe Lady Susanna, ebbe una relazione per 15 anni con una donna più grande di lui che lo aiutò a far crescere la sua carriera. Nel 1947 aveva 46 anni, era single e si recò a Buenos Aires per una conferenza internazionale della Perfoming Right Society, Susanna all’epoca aveva 22 anni e lavorava per il Consolato Britannico di Buenos Aires, ad una conferenza stampa organizzata da lei, per il compositore, Sir William la notò tra i giornalisti e decise che quella donna doveva sposarla.
Fù amore a prima vista, la sera stessa il signor Walton sorprese Susanna chiedendole di sposarlo, in due settimane si fidanzarono e si sposarono dopo due mesi, facendo rimanere increduli i familiari e gli amici della coppia.
I coniugi partirono per l’ Europa più precisamente per l’Italia che William nel 1919 aveva visitato. Rimasto affascinato dalla bellezza del golfo di Napoli, William Walton scelse l’isola d’Ischia dove visse insieme a sua moglie per 35 anni.
I Walton si trasferirono a Ischia nel 1949 e acquistarono un terreno nella zona di Zaro, nel comune di Forio dove negli anni ‘60 iniziarono a costruire il giardino grazie all’aiuto dell’architetto paesaggista Russell Page, che disegnò tutta la struttura della zona della Valle. Lady Susanna, invece, si occupò della parte alta del giardino chiamata la Collina e nel corso dei lavori supervisionò la scelta delle piante e del progetto che da più di 50 anni si occupa con amore, pazienza ed energia ospitando più di 3000 specie di piante esotiche, arricchite da serre, ruscelli, laghi, fontane permettendo la coltivazione di piante acquatiche.
Nel 1991 la Mortella venne aperta al pubblico, Lady Walton creò la fondazione William Walton che, dopo la morte di quest’ultima, ereditò il giardino. Essa è un organizzazione che si occupa fino ad oggi di promuovere la musica, in particolare quella di Sir Walton e di curare il giardino.
Oggi con amore è dedizione la fondazione apre al pubblico anche numerosi eventi di musica classica e di spettacolo che vengono rappresentati in particolare nel Teatro Greco, palcoscenico che ha come sfondo il bellissimo panorama del comune di Forio.

Nato più da più di 100.000 anni il Monte Epomeo è la cima più alta dell’isola d’Ischia. In realtà è un vulcano sottomarino che emerge dall’acqua e dalla cui attività, secondo la storia vulcanologica di Ischia si sono formati gli apparati vulcani di Barano, Montevezzi, Capogrosso, S.Pancrazio, Citara e Sant’Angelo. Dalla formazione stratificata della pietra verde si evince, secondo l’Osservatorio Vesuviano locale, che l’ultima eruzione risale al 1302. Lungo le pendici del Monte Epomeo e per tutta la sua circonferenza si trovano i sei comuni isolani: Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Barano d’Ischia e Serrara Fontana comune dal quale si ha accesso al sentiero che conduce fino alla sua vetta e dal quale si può godere di un fantastico panorama.

La Grotta Verde di Ischia è raggiungibile solo via mare e si trova a sud-est dell’isola nella baia antistante la Punta della Cannuccia. Giungendo su di un’imbarcazione e tuffandosi in mare con poche bracciate si giunge ad una cavità naturale scavata nella roccia. Senza la conoscenza del posto non si direbbe assolutamente che spingendosi all’interno della piccola grotta si può trovare un’insenatura con un fondale bassissimo fatto di una soffice sabbia e dove all’interno uno strano fenomeno, che si sviluppa unendo la luce del sole al riflesso dell’acqua, che colora la pelle di un verde intenso.

Il SSN (servizio sanitario nazionale) riserva a ciascun cittadino italiano il diritto di usufruire delle cure termali: fango-bagnoterapia, inalazioni o aeresol come prevenzione e cura di alcune patologie. Per poter beneficiare di tale cosa è necessario farsi prescrivere dal proprio medico di famiglia un’impegnativa medica da dover esibire al centro termale dove si intende curarsi. Il paziente può usufruire all’interno di un anno solare di un solo ciclo di cure, non frazionabile, di massimo 12 trattamenti, pagando per l’insieme delle prestazioni soltanto il Ticket ASL che ammonta ad euro 60,00. Eventuali esenzioni mediche andranno segnalate all’interno dell’impegnativa, come avviene solitamente, per avere diritto al pagamento del Ticket ASL in forma parziale, minima o nulla. Il SSN copre le spese soltanto per le tradizionali cure termali: gli eventuali massaggi parziali o totali, indicati come completamento della terapia del fango, sono a carico del paziente.

Ischia, tra terme, salute e benessere.
Forse non tutti sanno che la caratteristica dell’sola d’Ischia è data proprio dalle sue terme che generano salute e benessere.
Nello specifico dalle proprietà minerali delle sue acque che vengono attinte direttamente dal sottosuolo.
Infatti non tutte le acque termali sono uguali: ogni sorgente naturale ha una temperatura e delle proprietà organolettiche differenti in base al luogo di estrazione e questo è dovuto alla natura vulcanica dell’isola d’Ischia.
Le cure termali che possono essere praticate negli stabilimenti interni alle strutture alberghiere o in altri siti idonei consistono maggiormente nella fango-bagno terapia e nelle cure inalatorie.
I fanghi termali sono tipicamente indicati nella cura e prevenzione di problemi relativi alle articolazioni: artriti, artrosi reumatiche, osteoporosi etc.
Quelle inalatorie invece sono predilette per la cura e la prevenzione delle malattie respiratorie delle vie superiori ed inferiori.

Il buonissimo coniglio all’ischitana.
Per una buona riuscita del piatto tipico della tradizione ischitana, la ricetta prevede che venga utilizzato un coniglio isolano di fossa.
Prendente il coniglio, togliete tutte le interiora, tagliatelo a pezzi, sciacquatelo ed asciugatelo per bene.
Prendete le interiora e mettetele a marinare nel vino per qualche ora.
In un tegame, preferibilmente di terracotta, mettete olio extravergine di oliva, un peperoncino diavoletto e una testa d’aglio (consiglio aglio rosso di nobia).
Appena l’aglio si sarà imbiondito, toglietelo dal fuoco, mettetelo da parte ed aggiungete il coniglio precedentemente tagliato a pezzi nella casseruola facendo bene attenzione e donare una scottatura dorata ed omogenea a tutta la carne.
Sfumate con abbondante vino bianco.
Aggiungete i pomodori interi (rigorosamente del piennolo di Ischia), le interiora, la testa d’aglio precedentemente tolta, aggiungete sale, qualche foglia di timo e di maggiorana e lasciate cuocere a fuoco lento per non più di 20 minuti assicurandovi che la carne non si asciughi troppo.
Il coniglio sarà pronto da servire quando il sugo si è ben tirato e la carne sembra quasi che si stia attaccando al fondo della casseruola.
La tradizione vuole che il coniglio all’ischitana sia accompagnato da patatine fritte rigorosamente fresche e tagliate a mano.
Buon Appetito !